Cadaveri eccellenti è una delle rare occasioni in cui Lino Ventura recita in italiano, l’unica in un ruolo da protagonista assoluto. Questione minore solo in apparenza, getta le fondamenta di questo eccezionale adattamento de Il contesto di Leonardo Sciascia, che fruga nelle spoglie di un sistema sociopolitico in putrefazione. No, non sta per uscire in sala: venne girato nel 1976 da Francesco Rosi.
Lino Ventura in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.
Lino Ventura in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.

“Se non amo l’attore che scelgo, non è possibile per me realizzare un film”. Rosi svela la bussola di una carriera cinematografica nella quale forma e sostanza camminarono sempre di pari passo, un modo di concepire il mestiere che trovò delle tele privilegiate nei volti e nei corpi di Frank Wolff, Salvo Randone e, con un ormai miracoloso polittico di cinque lungometraggi, Gian Maria Volontè. Al gusto eccelso del napoletano non poteva sfuggire la classe di Ventura, che a sua volta lo ammirava con speciale forza dopo aver visto Il caso Mattei (1972).

Il risultato fu una perfetta intesa tra regista e attore: l’ispettore Amerigo Rogas si trasformò in un ruolo di luminosa maturità etica ed estetica per il parmigiano, compagno ideale del giudice Di Francesco di Volontè in Porte aperte (Gianni Amelio, 1990), entrambi sotto l’egida della penna di Sciascia. Una delle pochissime, sicuramente la più importante, volte in cui il cinema italiano si degnò di volgere lo sguardo verso uno dei suoi figli più straordinari, che sfociò in una delle migliori interpretazioni, forse la più bella, di Ventura.

Charles Vanel in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.
Tino Carraro e Lino Ventura in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.

Cadaveri eccellenti segue le indagini di Rogas attorno alla morte di tre magistrati “ammazzati nel giro di venti giorni, in tre cittadine non molto distanti tra loro, allo stesso modo, con proiettili dello stesso calibro, sparati dalla stessa arma”. Le prime ipotesi -ambienti mafiosi, vendette personali- svaniscono quando la macchia di sangue si espande e l’ispettore, poco disposto ad accettare le pressioni dalle alte sfere per chiudere il caso con un capro espiatorio di estrema sinistra, si mette sulle tracce di ciò che sembra una cospirazione politico-militare.

Rosi rischiò, rinunciando (momentaneamente) a Volontè, e vinse la scommessa. Tempi narrativi superbi -due ore di metraggio con la precisione della goccia che scava la pietra- per tempi recitativi superbi: Ventura si immedesima in Rogas con una naturalezza disarmante, cullata da una voce calda, intrisa di dolcezza e consapevolezza, con quell’accento parmigiano misto a una lieve musicalità francese, particolarmente irresistibile nelle scene condivise con Cusano (Luigi Pistilli), giornalista filocomunista amico d’infanzia.

“Allora qualche volta i poliziotti vanno bene anche per il partito comunista! / Quando fanno seriamente il loro mestiere, come te, sì”. Umanissimo eroe tragico, fatto di onesta e integrità, Rogas (e, con lui, l’attore; e, con lui, l’uomo) si trasforma nell’ultimo bastione di ostinata civiltà in un sistema informe e necrofago, dove la membrana tra il pubblico e il privato è sempre più porosa. Una ragnatela pressoché perfetta di autoritarismo fascistico che mischia tutte le sfumature dello spettro politico sullo stesso vessillo: “La gente non dovrà mai sapere la verità”.

Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.
Luigi Pistilli e Lino Ventura in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.

Questo film è un lungo viaggio attraverso i mostri e le mostruosità del potere: è una ricapitolazione visiva di tutte le aberrazioni, di tutte le degenerazioni del potere in cui mi sono imbattuto nella mia vita. Tutti i miei film, d’altronde, sono un viaggio allo stesso tempo eccitante e malinconico.

Un viaggio senza soste, quello della coerenza artistica e personale di un regista che fu il primo a mettere su pellicola la matassa annodata di mafia, banditismo, polizia e forze politiche nella strage di Portella della Ginestra (Salvatore Giuliano, 1962) e anche quello che piazzò Volontè in trincea: “Basta con questa guerra di morti di fame contro morti di fame: il nemico è alle spalle!” (Uomini contro, 1970). Perciò in Cadaveri eccellenti maneggia con la precisione di un orefice la denuncia universale con cui Sciascia volle rivestire Il contesto.

“Una favola sul potere in qualsiasi parte del mondo”, diceva il siciliano. La cinepresa di Rosi -capace di soffiare sul collo dei protagonisti e di giocare con il grandangolo con la stessa maestria- cattura l’asfissiante mondo metafisico che permea la produzione dello scrittore già da Il giorno della civetta: sono memorabili il dialogo muto del procuratore Varga (Charles Vanel) con i morti delle catacombe dei Cappuccini di Palermo e il discorso del presidente Riches (Max von Sydow in veste di “Grande Inquisitore”) sull’inesistenza dell’errore giudiziario.

Charles Vanel in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.
Max von Sydow in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.

Rosi rimane, dunque, fedele a questa atemporalità dai risvolti surrealistici -con tanto di festa della “buona società” in cui batte il cuore de L’angelo sterminatore di Luis Buñuel– e mantiene i pochi riferimenti geografici del testo: omicidi accaduti in paesi “del sud” e nella “Capitale”, classe dirigente denominata in maniera generica. Ma, al tempo stesso, ancora la storia alla realtà italiana del periodo in maniera talmente inequivocabile da diventare carnale. Un identikit degli “anni di piombo”, fomentati da chi sguazza nella tensione per rafforzare la sua posizione.

Omicidi illustri, scontri tra la polizia e i manifestanti, depistaggi nelle indagini da parte di funzionari dello Stato che agiscono, come la civetta shakespeariana, nell’impunità totale (“Sono così sicuri da spingere fino in fondo”). Una democrazia all’ombra di un colpo di stato strisciante, quando cui risuonava ancora il bombardamento del Palacio de la Moneda. “Il mio partito, che malgoverna questo Paese da ormai trent’anni”, parola del ministro della pubblica sicurezza (Fernando Rey), “sarà obbligato a malgovernare insieme al PC”.

Qualche sorpresa? No: Cadaveri eccellenti venne demolito dalla tutto-tranne-che-cinematografica critica di sinistra, la quale, tra altri deliri, ignorò vergognosamente Ventura. Rosi, simpatizzante comunista libero, aveva commesso un peccato mortale: una lettura dell’Italia dalla lucidità e dalla sincerità intellettuali spaventose. Nel Paese servo del “compromesso storico”, un film con un personaggio che stravolge le parole di Antonio Gramsci“La verità non è sempre rivoluzionaria”– davanti a I funerali di Togliatti di Renato Guttuso era indigeribile.

Luigi Pistilli in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.
Marcel Bozzuffi e Lino Ventura in Cadaveri eccellenti. Francesco Rosi, 1976.

Appena due mesi dopo l’uscita in sala di Cadaveri eccellenti, il Todo Modo di Elio Petri (“Confondo sempre la destra con la sinistra”) arrivò per far saltare definitivamente in aria la baracca. Lezioni di cinema e di storia per mettere in luce le necrosi della società: la collusione tra partiti politici, forze dell’ordine e magistratura, i meccanismi perversi di un Potere teso all’autoconservazione a qualsiasi prezzo e un’opposizione ufficiale dal grigiore funzionariale, che, come negli uffici fantozziani, non vuole cambiare nulla, soltanto prendere il posto del padrone.

Perché siamo tutti figli di un sistema “democratico fino a certo punto”.


Cadaveri eccellenti

Un film di Francesco Rosi, 1976. Italia – Francia, PEA. Colore, 115′.

Soggetto: tratto da Il contesto di Leonardo Sciascia. Sceneggiatura: Francesco Rosi, Lino Jannuzzi, Tonino Guerra. Interpreti: Alain Cuny, Anna Proclemer, Charles Vanel, Fernando Rey, Lino Ventura, Luigi Pistilli, Marcel Bozzuffi, Maria Carta, Max von Sydow, Paolo Bonacelli, Paolo Graziosi, Renato Salvatori, Tina Aumont, Tino Carraro. Fotografia: Pasqualino De Santis. Montaggio: Ruggero Mastroianni. Scenografia: Andrea Crisanti. Musiche: Piero Piccioni.

“Siamo i morti che seppelliscono i morti”:

TODO MODO PER CERCARE LA VOLONTÀ DI CHI?